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20/09/2017 | 13:43

Confermati gli arresti domiciliari per l'ex assessore Luciano Biagio Magnolo. Il Riesame ha rigettato l'istanza delle difesa che, invece, chiedeva l'annullamento dell'ordinanza di custodia cautelare del Gip Edoardo D'Ambrosio.


Il Tribunale Penale di Lecce situato in viale De Pietro


Lecce. Confermati gli arresti domiciliari per Luciano Biagio Magnolo, ex assessore alle politiche sociali del Comune di Sogliano Cavour, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa nell'inchiesta "Contatto". Il Tribunale del Riesame (Presidente e relatore Silvio Piccinno, a latere Maria Pia Verderosa e Anna Paola Capano) ha rigettato l'istanza della difesa che chiedeva l'annullamento dell'ordinanza di custodia cautelare del gip Edoardo D'Ambrosio. Questa mattina si è tenuta una lunga ed articolata discussione in aula. Gli avvocati Giuseppe e Michele Bonsegna hanno sostenuto come non vi sia alcuna prova degli addebiti rivolti a a Magnolo. Sia in merito  al trasferimento di somme di denaro in favore delle famiglie dei detenuti che a presunte promesse di posti di lavoro agli affiliati.

Nei giorni scorsi si è svolto l'interrogatorio di garanzia. Magnolo,"ha negato sdegnosamente di aver mai fornito aiuti esterni al clan". Inoltre, ha dichiarato di non conoscere i Coluccia o altri componenti dell'associazione mafiosa.
Il pm Roberta Licci ha ribadito, invece, oggi in aula le accuse nei confronti di Magnolo. Le indagini  della Procura si sono avvalse anche di alcune intercettazioni telefoniche ed ambientali.  Anzitutto, in una conversazione tra Antonio Cianci ed Emiliano Pedone, il primo racconta di avere picchiato Luciano Magnolo poiché questi non aveva ancora mantenuto la promessa di trovare un lavoro alla madre, in quel periodo ristretta ai domiciliari. Inoltre, sarebbe documentato un incontro con l'assessore presso una stazione di servizio.

Nel corso dello stesso, si discuterebbe sia del danneggiamento dell'auto di Magnolo, che delle  percosse subite da quest'ultimo in precedenza. L'ex assessore, secondo l'interpretazione degli inquirenti, assicurerebbe che presto Magnolo Carmela (nonostante il cognome non sono parenti) avrà un lavoro grazie al quale potrà lasciare l'abitazione in cui era ristretta ai domiciliari, riacquistando in parte la libertà. In effetti, come scrive il gip, Luciano Magnolo riuscirà ad ottenere l'assunzione della signora presso una Società Cooperativa "onde consentirle di ottenere l'autorizzazione ad allontanarsi dall'abitazione" ( ciò non avverrà perché il giudice di sorveglianza respingerà l'istanza della difesa). Invece l'autore del gesto intimidatorio nei confronti di Magnolo verrà punito dal clan e schiaffeggiato.

Inoltre, Magnolo è accusato dalla Procura della "concessione di contributi economici in favore di affiliati al clan e loro familiari per gli anni 2012 e 2013...in totale violazione dei principi di terzietà ed imparzialità della pubblica amministrazione, essendo tali contributi erogati con priorità rispetto ad altri soggetti meritevoli." Riguardo quest'ultimo punto, occorre precisare che il gip non ha condiviso la tesi accusatoria, "per mancanza di gravità indiziaria".

Invece, nella parte dell'ordinanza relativa alle esigenze cautelari, il giudice D'Ambrosio afferma che "Magonolo, tutt'ora in carica al Comune di Sogliano Cavour, sta continuando a tenere azioni che hanno certamente favorito economicamente l'associazione, non ultima la concessione dell'autorizzazione alla gestione della sagra estiva nel comune di Sogliano Cavour, situazione questa che ha generato lo sdegno della cittadinanza. Inoltre, continua il gip, "nel 2014, sfruttando il proprio ruolo di assessore di assessore, è riuscito a rilasciare un permesso temporaneo ad una struttura alberghiera, che seppur priva di agibilità , ha ottenuto la possibilità di ospitare 74 profughi". Magnolo avrebbe così ricevuto sottobanco dal proprietario, una percentuale sui compensi per ciascuno dei profughi ricevuti.

La vicenda non finirebbe qui. Infatti, il giudice ritiene che "Ipotizzando la possibilità di un maggiore guadagno Magnolo Luciano nel tempo avrebbe fatto in modo di trasferire i profughi della struttura alberghiera in diversi appartamenti di Sogliano Cavour, gestendo di fatto in piena autonomia i profughi attraverso proprie società cooperative".  
 
Il Riesame, invece, valuterà nelle prossime ore il ricorso della difesa per Marco Pepe, 32enne di Surbo. Il legale Donata Perrone ha presentato un'istanza di annullamento dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere del gip.
 
Pepe risponde di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti e favoreggiamento della latitanza di Daniele De Matteis. 




Autore: Angelo Centonze

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